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Author Topic: Il Dopo Assemblea: discussioni fatte, commenti, considerazioni  (Read 4870 times)

-Stoned Again-

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Il Dopo Assemblea: discussioni fatte, commenti, considerazioni
« on: November 13, 2009, 01:00:46 PM »
Mettiamo qui tutto quello che riguarda l'assemblea di giovedì 12. Direi di concentrarsi piuttosto sulle impressioni e sulle considerazioni riguardo allo "strumento" assemblea.

Rimando a queste due altre discussioni già avviate interventi più precisi riguardo a:

    D.M. 270 e numero chiuso alle magistrali[/list]
      D.D.L. 160 Gelmini - riforma dell'università[/list]

      Le slides che sono state proiettate le trovate appunto nella discussione sulla 160
      A volte è troppo testardo e un po\' chiuso, non dice molto le sue cose, ma a me piace da morire così..mi piace tutto..

      gabrif7

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      Il Dopo Assemblea: discussioni fatte, commenti, considerazioni
      « Reply #1 on: November 13, 2009, 05:08:52 PM »
      il report l'ho mandato nella mailing list.
      come considerazioni, che tra l'altro ho già espresso, sono stato particolarmente felice per le adesione degli studenti, un pò per quelle dei proffesori (erano davvero pochi, sempre i soliti). A volte si son fatti discorsi un pò tecnici, ma ci sta, cosi come ci stanno le discussioni un pò inutili.
      per il resto direi che è andata bene, spero che sia però un punto di partenza e non un punto di arrivo

      mahanimj

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      Il Dopo Assemblea: discussioni fatte, commenti, considerazioni
      « Reply #2 on: November 13, 2009, 05:58:25 PM »
      metto qui il report dell'assemblea; mi sembra giusto così per dare la possibilità di leggerlo a chi non è ancora iscritto alla ML ed anche a chi non era presente ieri:
      Quote
      Ho diviso l'assemblea in tre blocchi

      1° blocco: 270

      Jacopo spiega la 270, con le relative conseguenze in particolare nella nostra facoltà:
      colloqui/numero prog. alle magistrali. Problema rapporto fra numero studenti e professori (nella nostre magistrali mancano circa 9/10 docenti: sono solo in 70 contro gli 80 richiesti).
      100/150 studenti sono attualmente di troppo nei corsi specialistici. Se non si vorrà finire nella lista nera (causa non adesione alle leggi), è d'obbligo il numero chiuso alle magistrali.
      Si affronta con Rossi il discorso sulla programmazione: la facoltà dovrebbe sapere prima quanti studenti ci saranno l'anno successivo per programmare il corso, anche in base alle risorse (punto che mi è un po' oscuro, non sarà l'unico). Segue l'intervento di Nicola sul significato della parola "università" e sul compito della stessa rispetto allo studente: non è sufficiente che essa ci dia competenze e conoscenze; essa ci deve bensì formare, crescere e darci una sorta di interfaccia culturale che vada aldilà del proprio settore di studi.

      Intervengono alcuni ragazzi subito toccati da questo maledetto numero chiuso: "certo, è giusto che tutti entrino alle magistrali, ma come?", "Il numero chiuso triennale non è abbastanza severo, mi viene da pensare che sia per quello che siamo in troppi", "uno che si è laureato a Torino alla triennale dovrebbe comunque avere la precedenza sui forestieri".

      Riporto poi alcuni dati espressi da rossi:
      per i corsi triennali (1° canale) dovrebbero esserci 4 professori per ogni annualità, per i corsi magistrali (2° canale) 3 docenti per ogni annualità.
      Inoltre ho trascritto un rapporto: 1professore ogni 50 studenti, non so a cosa si riferisca in realtà, ma credo all'attuale situazione della nostra facoltà.

      Tirassa ampia il discorso parlando della conoscenza e del ruolo del docente come portatore/promotore di questa all'interno di una nazione disinvestita dalla sete e dalla diffusione del sapere. "il compito è difficile, molto dipende dal senso critico dello studente, al più posso spostare l'orientamento al voto di 10 persone, ma poi, che altro fare?"

      Il discorso passa quindi sul tema del diritto allo studio.
      Infine un ragazzo chiede: "su che competenze ci valutereste per l'accesso alle magistrali? abbiamo tutti ricevuto una preparazione diversa a seconda dell'ateneo di provenienza".

      2° Blocco: Riforma Universitaria 160
      Stefano illustra i punti centrali del disegno di legge sottolineando che:"l'applicazione delle norme non dovrà gravare sulla spesa pubblica"
      La riforma attacca il diritto allo studio e il reclutamento/turn over; il potere verrà accentrato.

      RETTORE
      potrebbe essere un esterno all'ateneo, venire ovvero da Cagliari o Catania o Aosta. Inoltre rispetto ad ora dovrebbe avere più competenze "manageriali".

      CDA
      Con l'ingresso dei privati (al 40%: rettore + 5 esterni scelta da chi?, + 5 interni) nel Cda l'uni potrebbe diventare una vera e propria azienda.
      Sarebbe responsabile delle linee politiche dell'ateneo (decisione e attuazione), oltre che della gestione economica; avrebbe più poteri del senato accademico.

      SEN. ACCADEMICO
      Ora è l'organo politico che decide le linee programmatiche dell'ateneo: dove dirigere le risorse, programmazione e progettazione didattica e ricerca, decisione apertura/chiusura corsi di laurea, decisione obiettivi. In futuro: passerà da 42 a 35 studenti, perderà qualsiasi responsabilità e potere decisionale; potrà infatti fare proposte e esprimere pareri, perdendo ogni tipo di licenza esecutiva. Tutte o quasi le precedenti mansioni saranno nelle mani del CDA.

      DIPARTIMENTI E FACOLTA'
      Ora: il dipartimento si occupa della ricerca, la facoltà della didattica.
      Con la Riforma: scompaiono in concreto le facoltà che dovranno svolgere solo ruoli coordinatori, sparisce il CDF, nasce il direttivo, il dip. si occuperà anche di didattica.

      FONDO DI MERITO
      per promuovere l'eccellenza verrà istituito un fondo di merito per invogliare appunto lo studente ad eccellere; grazie a questo fondo verranno istituiti prestiti ad honorem (buoni studio da restituire al termine degli studi). Il problema è: da dove escono i fondi per il fondo? considerato che non ci devono essere spese pubbliche, i soldi proverranno da finanziamenti privati.

      VALUTAZIONE E RECLUTAMENTO
      vi rimando alle slide inviate da jacopo in ml considerato che non vorrei riportare analisi tecniche già descritte dettagliatamente.

      alla fine della presentazione di stefano interviene un individuo non identificato, una spia o un infiltrato che chiameremo per semplicità il ricercatore dal pullover blu.
      questi sostiene che: "alla fin fine questa riforma è abbastanza ed imprecisa, ma per il resto se il potere è concentrato nel cda o nel senato accademico, cambia poco, solo il contenitore"--No comment..

      Alche, forse per nascondere le sparate del collega inesperto, finalmente interviene roccato: "in realtà l'ateneo oltre a non ricevere più fondi, subirà delle nuove spese che prima erano a carico dello stato e del pubblico, l'università dovrà sborsare quindi più soldi, oltre che non riceverli più" (mi pare si riferisse a calcoli di valutazione e di elaborazione sull'andamento dell'ateneo, ma non sono sicuro). E poi: "la valutazione del virtuosismo universitario verrà effettuata sugli atenei e non sulle facoltà singolarmente, si fa quindi un unico calderone non considerando che ci sono facoltà più o meno virtuose all'interno dello stesso ateneo". Infine si incazza con la riforma...

      Mi pare poi che intervenga Adenzato per dire, tra le altre cose, che ci sarà un'intrusione ministeriale anticostituzionale all'interno di un organo decisionale universitario (non ricordo quale, sta di fatto che il presidente di tale commissione sarà scelto direttamente dal ministero, cosa che prima non succedeva).
      Intanto il ricercatore dal pullover blu, accortosi della castronata, scappa dall'assemblea.

      Parla poi nicola chiedendo a tirassa e agli altri che tipo di azione sarebbero disposti a fare contro il sistema: "tirassa, lei si dimetterebbe?", segue risposta di questi, discorso sulle referenze (proposta di non citare l'ateneo di appartenenza accanto al proprio nome sulle pubblicazioni)
      interviene poi un guru della filosofia dei tempi passati che dice, giustamente: "Occorre più qualità per combattere i modelli attuali, precostituiti, dobbiamo proporre modelli alternativi, basati su nuovi valori"
      successivamente scade in un arringa contro le manifestazioni in generale, scambiandoci forse per un gruppo della sinistra più sovversiva.
      Interviene elisa in riferimento al discorso sulla qualità: "non mi interessa una qualità per 50 persone, a sto punto preferisco meno qualità ma per tutti"

      Nasce poi una discussione sulle tasse fra rossi, Jacopo e tirassa che la spara grossa ("in settima fascia ci sono solo i non evasori, non avete ottenuto altro che un atto simbolico"). A tal proposito interviene Angela Fedi che, oltre a cazziare Tirassa, ci sostiene affermando che gli studenti stiano andando nella giusta direzione. Cazzia anche pullover blu: "fra cda e senato accademico cambia eccome, il primo è composto da poche persone, l'altro da 40 e passa. Tra l'altro il s.a. è elettivo. Il cda solo in parte, e ancora meno in futuro".
      Mi permetto di aggiungere che il cda a differenza del senato accademico si occupa anche della gestione economica. Se potere decisionale e economico si ritrovassero nelle mani delle stesse persone sarebbe assai diverso dalla situazione attuale, dove i due poteri sono separati: meno trasparenza e moltà più liberta per il cda e il volere dei privati.

      Cito anche il botta e risposta Gabriele R./ preside sulla questione università/società, università e ricerca per pochi o per tutti? fine a se stessa o fini pratici? Crea interfaccia culturale?

      3° Blocco: Biblioteca
      Silvia ci spiega i problemi della kiesow, di chiara e dei coperativisti in generale, ci ricorda dell'aperitivo.
      Interviene a tal proposito un cooperativista, bibliotecario del dams (di cui non ricordo mai il nome) che fa un discorso quasi commuovente sulla democrazia (è democrazia scendere in piazza, non terrorismo di massa), oltre che sulla loro situazione.

      Spero di aver messo tutto e di essere stato sufficientemente preciso senza annoiare.
      a presto
      Gabri f.
      Será que ainda vai chegar o dia de se pagar até a respiração? Pela direção que o mundo está tomando eu vou viver pagando o ar de meu pulmão...

      mahanimj

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      Il Dopo Assemblea: discussioni fatte, commenti, considerazioni
      « Reply #3 on: November 25, 2009, 07:21:41 PM »
      Dunque adesso è possibile mettere il report?
      Será que ainda vai chegar o dia de se pagar até a respiração? Pela direção que o mundo está tomando eu vou viver pagando o ar de meu pulmão...

      viok

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      Il Dopo Assemblea: discussioni fatte, commenti, considerazioni
      « Reply #4 on: November 26, 2009, 01:41:43 AM »
      Secondo me sì! Altrimenti perchè Gabriele l'avrebbe riorganizzato così bene? Non bisognava anche farlo visionare ai docenti e ai ricercatori?
      Questo è il mio parere.
      !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
                   VioK  ;)
      !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

      gabrif7

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      Report
      « Reply #5 on: November 26, 2009, 09:47:09 AM »
      Vi allego il testo del report, bisognerebbe mandarlo anche ai prof. e farlo i girare nella no-gelmini, credo.
      per quanto riguarda le problematiche sollevate da elisa, possiamo aspettare che sia lei a postarle.

      viok

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      Il Dopo Assemblea: discussioni fatte, commenti, considerazioni
      « Reply #6 on: November 26, 2009, 01:00:10 PM »
      Verbale/Report ASSEMBLEA DI FACOLTA' DEL 12/11/2009.
      1° blocco: 270
      Numero chiuso, rapporto prof./studenti
      Il rapp. Jacopo introduce la 270, con le relative conseguenze in particolare nella nostra facoltà:
      colloqui di ingresso e numero programmato alle magistrali. Infatti la 270 prevede che ci sia un preciso numero di professori rispetto a quello degli studenti.                                            
      Nelle nostre magistrali ci sono circa 9-10 docenti in meno di quanto richiesto dalla legge: 70 anziché 80. Facendo le dovute proporzioni, 100/150 studenti sono attualmente di troppo nei corsi  di laurea di secondo livello.
      In tal senso diventa obbligatorio inserire il numero chiuso in quanto la legge 133, riducendo il turn over e tagliando i fondi agli atenei, non permette in pratica di assumere nuovi docenti e, quindi, di correggere il rapporto. Per non finire nella “lista nera” non si può che diminuire il numero di studenti attraverso numeri chiusi o simili.
      Programmazione
      A tal proposito interviene il preside Rossi; egli sostiene che il problema non sia solo il rapporto prof./studenti ma che si debba anche considerare la programmazione: la facoltà dovrebbe sapere prima quanti studenti ci saranno l'anno successivo per programmare i corsi, considerate le poche risorse economiche. Senza un numero chiuso diventa difficile prevedere il numero di studenti dell'anno successivo e, di conseguenza, diventa difficile preparare l'anno accademico e i vari corsi.
      Ruolo dell'università
      Segue l'intervento del rapp. Nicola sul significato della parola "università" e sul compito della stessa rispetto allo studente, su come essa deve essere intesa: non è sufficiente che dia competenze e conoscenze; deve bensì formare, far maturare un senso critico e una sorta di autonomia e indipendenza culturale/intellettuale, aldilà delle semplici conoscenze teoriche.
      Altri interventi
      Uno studente: “Certo, è giusto che tutti entrino alle magistrali, ma come?”.
      Una studentessa: “Il numero chiuso triennale non è abbastanza severo, mi viene da pensare che sia per questo motivo che siamo poi in troppi alle magistrali”. A tal proposito interviene Stefano sottolineando che l'affollamento alle magistrali è causato soprattutto da studenti provenienti da facoltà di psicologia di altri atenei, non dai triennalisti della nostra facoltà.                                                            
      Una studentessa: “Un triennalista che si è laureato a Torino dovrebbe comunque avere la precedenza su un triennalista di altre facoltà e atenei”.
      Un altro studente: “Su che competenze ci valutereste per l'accesso alle magistrali? Abbiamo tutti ricevuto una preparazione diversa a seconda dell'ateneo di provenienza”.

      Il preside Rossi riferisce poi alcuni dati e numeri:
      Per i corsi triennali (1° canale) dovrebbero esserci 4 professori per ogni annualità, per i corsi magistrali (2° canale) 3 docenti per ogni annualità.
      Ruolo Docente
      Il prof. Tirassa ampia il discorso parlando della conoscenza e del ruolo del docente come portatore/promotore di questa all'interno di una nazione disinvestita dalla sete e dalla diffusione del sapere: “Il compito è difficile, molto dipende dal senso critico dello studente, al più posso spostare l'orientamento politico di 10 persone, ma poi, che altro fare?”.
      2° Blocco: Riforma Universitaria 160
      Stefano illustra i punti centrali del disegno di legge sottolineando che: “Dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
      In generale la riforma rende impraticabile la transizione al nuovo regime di reclutamento ed avanzamento di carriera, con drammatiche conseguenze proprio sui ricercatori e aspiranti ricercatori, oggi precari.
      La riduzione del numero delle sedi decentrate si tradurrebbe in un pesante attacco al diritto allo studio, in mancanza di adeguati investimenti per favorire la mobilità degli studenti, e li lascerebbe alla mercé dello strozzinaggio del mercato degli affitti
      Altro elemento critico, stavolta interno al ddl, sono le norme sulle forme di governo centrale dell'Università (governance) con pulsioni dirigiste e tecnocratiche; i tagli al FFO spingerebbero gli Atenei a barattare la loro autonomia concedendo posti nel Consiglio d’Amministrazione, unico centro decisionale, ai finanziatori esterni.
      Inoltre, il poco potere residuo interno agli Atenei sarebbe esclusivamente nelle mani dei professori ordinari, essendo i prof. associati e ricercatori del tutto esclusi dalle decisioni riguardanti il personale.
      Vediamo con precisione le modifiche più rilevanti dei vari organi
      Rettore
      Con la riforme potrebbe essere anche esterno all'ateneo in questione (un prof. friulano a Torino, o un prof. milanese a Bari). Inoltre, rispetto ad ora, dovrebbe avere più competenze “manageriali”, dovrà possedere “comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali”.Proporrà il “documento di programmazione strategica triennale di ateneo”, il bilancio di previsione annuale e triennale.
      CDA
      - Oggi: Si occupa della gestione economica e del personale tecnico-amministrativo, in attuazione degli indirizzi programmatici del Senato Accademico; è composto da 15 membri: il Rettore, il Direttore Amministrativo, tre studenti eletti, un rappresentante del Governo e uno della Regione, altri otto membri eletti dal Senato Accademico con adeguate competenze gestionali.

      - In futuro:
      Composizione: 11 componenti al massimo compreso il Rettore; Almeno il 40% dei membri dovrà essere esterno all’Ateneo (privati?). Ovvero almeno 5. Restano 5 consiglieri, di cui uno o due  saranno studenti eletti.
      Le modalità della loro designazione restano a discrezione dello Statuto.
      Con l'ingresso dei privati (al 40%: rettore + 5 esterni scelta da chi?, + 5 interni) nel Cda l'università  potrebbe diventare una vera e propria azienda, con le relative conseguenze.
      Competenze: il Consiglio d’Amministrazione mantiene tutte le attuali competenze sulle questioni finanziarie. Acquisirà il potere di gestione e programmazione (blocco del turn-over e scarsità di fondi permettendo) su tutto il personale (docenti e ricercatori inclusi), avrà il potere di decidere l’attivazione o la soppressione dei Corsi di Laurea e delle Sedi. Ma soprattutto deciderà l’indirizzo strategico dell’Ateneo.
      Sarebbe responsabile delle linee politiche dell'ateneo (decisione e attuazione), oltre che della gestione economica; avrebbe più poteri del senato accademico. Da notare come la gestione economica, politica e decisionale dell'ateneo sarebbe in sole 11 mane, senza trasparenza o organi di controllo.
      Senato Accademico
      - Oggi: è l'organo politico che decide le linee programmatiche dell'ateneo: dove dirigere le risorse, programmazione e progettazione della didattica e  della ricerca, decisione apertura/chiusura corsi di laurea e obiettivi. Stabilisce i criteri cui il Cda deve attenersi nello svolgimento delle proprie prerogative e ne giudica i risultati. Tutte queste mansioni, con la riforma 160,  finiranno nelle mani del Cda.
      - In futuro: passerà da 42 a 35 membri, perderà qualsiasi responsabilità e potere decisionale; potrà infatti fare proposte e esprimere pareri, perdendo ogni tipo di licenza esecutiva. Approverà i regolamenti didattici solo dopo aver ricevuto parere positivo del Consiglio d’Amministrazione.
      Dipartimenti e facoltà
      - Oggi: il dipartimento si occupa della ricerca, la facoltà della didattica. Le facoltà sono il luogo di discussione per eccellenza, tra gli organi dell’Ateneo. I consigli di facoltà sono l'occasione principale di confronto per tutti i professori, i ricercatori e le rappresentanze studentesche.
      - In futuro: scompaiono in concreto le facoltà che dovranno svolgere solo ruoli di coordinamento, sparisce il CDF, nasce il direttivo (composto dai Direttori di Dipartimento, una rappresentanza studentesca, un Coordinatore di Corso di Studio). Il dip. si occuperà anche di didattica.
      Fondi di Merito                                                                                                                                  
      E’ istituito un Fondo speciale per il merito “finalizzato a promuovere l’eccellenza e il merito fra gli studenti mediante prove nazionali standard”.
      Il Fondo è destinato a: erogare borse di studio; fornire buoni studio che prevedano una quota da restituire al termine degli studi, determinata in base ai risultati accademici conseguiti; garantire prestiti d’onore.
      Tali fondi, non potendo provenire dalle casse pubbliche (come specificato dalla riforma), coincideranno con donazioni di enti privati.
      Tutte le modalità e i criteri di selezione, erogazione, rimborso verranno decisi per decreto dal ministro, ma anche dai finanziatori del fondo, che potranno vincolare i loro contributi.

      Reclutamento
      - Oggi: L’aspirante ricercatore, una volta finito il dottorato, ha davanti a sé un periodo di precariato di durata indeterminata.
      In questo periodo può percepire un assegno di ricerca, o altre forme di borse e/o contratti.
      L’ingresso nella docenza a tempo indeterminato avviene nella figura del ricercatore universitario.
      Il concorso è pubblico e avviene sulla base del curriculum e delle pubblicazioni.
      I ricercatori universitari sono sottoposti ad un periodo di prova per la durata di tre anni.
      Per essere confermato, il ricercatore deve redigere una relazione sull'attività scientifica e didattica e  sottoporla all’approvazione di una commissione (facoltà, dipartimento e esterni).
      Per diventare professore associato bisogna partecipare a un altro concorso pubblico aperto a tutti (anche ai non ricercatori), bandito a livello locale.
      Per gli ordinari la procedura è simile, ma il concorso è per soli titoli.

      - In futuro: A partire dall’entrata in vigore della nuova legge non sarà più possibile bandire nuovi posti per ricercatore a tempo indeterminato. Si potranno bandire solo posti a tempo determinato, con contratti di tre anni, rinnovabili una volta soltanto.

      I contratti verranno banditi sia dagli Atenei che a livello nazionale. Per questi ultimi si dovrà presentare un progetto di ricerca: in caso di successo si potrà scegliere la sede in cui andare a svolgerlo, ma i fondi necessari non sono garantiti.
      Per entrare nel ruolo di professore associato (a T.I.) sarà necessario conseguire un’idoneità a livello nazionale.
      Se il ricercatore a TD consegue l’idoneità entro la scadenza del secondo triennio potrà venire chiamato come professore associato ma gli Atenei non sono obbligati a garantire che ci siano le risorse necessarie per la chiamata.

      Valutazione
      Nella riforma è prevista l'introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche; stante l’invarianza della somma totale, questo comporta sottrazione di fondi agli atenei meno “performanti”.
      E' prevista la valorizzazione e qualificazione delle attività didattiche e di ricerca del personale accademico, con valutazione dei risultati conseguiti; l'introduzione di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei e la stesura di una relazione triennale sul complesso delle attività didattiche, di ricerca e gestionali svolte.
      Inoltre: “Attribuzione di una quota del FFO delle università correlata alla produzione scientifica dei professori successiva al loro inquadramento in ruolo, al grado di internazionalizzazione  del corpo docente”.
      Infine: “Abolizione del periodo di straordinariato e di conferma”, ma si prevede anche: “Eliminazione delle procedure di ricostruzione di carriera”; “Rivalutazione del trattamento iniziale di stipendio”. Visto che la rimodulazione è “senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”, chi paga?



      In Sostanza..
      Si insiste molto su “semplificazione, efficienza, efficacia”. Il raggiungimento di questi obiettivi rientrerà anche nella ripartizione dei fondi statali tra le università.
      Di fatto l’organizzazione proposta (molti poteri a Rettore e Cda, semplificazione interna e ruolo secondario della discussione politica e di indirizzo) avvicina la gestione delle università a quella di “aziende di produzione del sapere”.
      In quest’ottica, gli spazi di democrazia istituzionale si riducono.  
      Interventi:
      Alla termine della presentazione esordisce il dott. Tamietto: “Alla fin fine questa riforma è abbastanza imprecisa, ma per il resto se il potere è concentrato nel cda o nel senato accademico, cambia poco, solo il contenitore, ovvero c'è solo uno spostamento del potere dal senato al cda” (a tal proposito si veda più avanti la replica della dott.ssa Fedi).
      Interviene il Prof. Roccato: “In realtà l'ateneo oltre a non ricevere più fondi, dovrà inserire nel bilancio delle nuove spese (relative a elaborazione di dati riguardanti la valutazione) che prima erano a carico dello stato e del pubblico, l'università dovrà sborsare quindi più soldi, in aggiunta al fatto che non li riceverà più”. E poi: “la valutazione del virtuosismo universitario verrà effettuata sugli atenei e non sulle facoltà singolarmente, si fa quindi un unico calderone non considerando che ci sono facoltà più o meno virtuose all'interno dello stesso ateneo”.

      Il prof. Adenzato ricorda: “Ci sarà un'intrusione ministeriale anticostituzionale all'interno della commissione della revisione dei conti. Il presidente di tale commissione sarà scelto direttamente dal ministero”.
      Parla poi Nicola chiedendo al prof. Tarassi e agli altri che tipo di azione sarebbero disposti a fare contro il sistema. “Tirassa, lei si dimetterebbe?”, chiede Nicola. Segue la risposta del professore:   “Dimettersi sarebbe inutile, piuttosto si potrebbe usare il metodo di “occultare” le referenze (proposta di non citare l'ateneo di appartenenza accanto al proprio nome sulle pubblicazioni), ma dubito che tutti i professori italiani sarebbero disposti a farlo. Se fossimo in pochi si recherebbe solo danno al rispettivo ateneo di appartenenza”.
      Interviene poi uno studente (Antonio Caiazzo? Ricercatore di medicina????) che dice: “Occorre più qualità per combattere i modelli attuali, precostituiti, dobbiamo proporre modelli alternativi, basati su nuovi valori”.
      Successivamente scade in un arringa contro le manifestazioni in generale, scambiando il collettivo per un gruppo della sinistra più sovversiva.
      Segue l'intervento della rapp. Elisa in riferimento al discorso sulla qualità: “Se il governo ci mette davanti alla scelta obbligata qualità o quantità, dobbiamo trovare una maniera di sottrarcene perchè la qualità che intende il governo, nella riforma, non è lo stesso tipo di qualità che intendo io; è per questo che non mi sentirei soddisfatta neanche a valorizzare solo la qualità”. In particolare il riferimento era ai criteri di qualità a cui sembra ispirarsi il governo (criteri di tipo aziendalistico, di efficacia numerica), diversi da quelli auspicati dagli studenti (incontro di saperi che possa essere libero ed innovativo).

      Nasce poi una discussione sulle tasse fra il preside Rossi, Jacopo e il prof. Tirassa che dice: “In settima fascia ci sono solo i non evasori, non avete ottenuto altro che un atto simbolico”, riferendosi ai risultati delle lotte politiche dei SI (Studenti Indipendenti)in senato accademico, a proposito del possibile indiscriminato aumento delle tasse.
      A tal proposito interviene la dott.ssa Fedi che, oltre a replicare Tirassa (“Anche gli atti simbolici dovrebbero avere un significato”, riferendosi al discorso tasse), sostiene collettivo e rappresentanza affermando che gli studenti stanno andando nella giusta direzione. Replica anche all'intervento precedente del dott. Tamietto: “Fra cda e senato accademico cambia eccome: il primo è composto da poche persone, l'altro da oltre 40. Tra l'altro il s.a. è elettivo. Il cda solo in parte e ancora meno lo sarà in futuro”.
      Infine il rapp. Gabriele R. e il preside Rossi discutono sul significato della ricerca e sulla sua utilità. Il primo sostiene che in parte la ricerca sia per pochi e che il target delle pubblicazioni sia limitato ai soli “addetti ai lavoratori”, così da rendere la ricerca quasi fine a se stessa. Il preside sottolinea invece che la ricerca, oltre ad avere evidenti conseguenze pratiche su tutti i campi (benefici vari, qualità della vita, etc), crea e contribuisce allo sviluppo dell'interfaccia culturale di una determinata società.
      3° Blocco: Biblioteca
      Silvia ci illustra le problematiche relative ai contratti dei cooperativisti (Chiara) e, di conseguenza, del possibile calo qualitativo della biblioteca Kiesow.
      Interviene a tal proposito un cooperativista, bibliotecario del DAMS, giunto all'assemblea con due colleghi: dopo aver narrato la grave situazione in cui si trovano, egli sottolinea l'importanza della protesta come espressione dei diritti dell'individuo e della democrazia più alta (è democrazia scendere in piazza, non terrorismo di massa).
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                   VioK  ;)
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