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Introduzione / Appunti di Cristina Belfiore sull'Introduzione
« on: June 13, 2011, 01:31:43 AM »
Grazie mille a Cristina!
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Introduzione / Appunti di Cristina Belfiore sull'Introduzione« on: June 13, 2011, 01:31:43 AM »
Grazie mille a Cristina!
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Descrizione / Appunti di July san su Analisi delle Corrispondenze!« on: June 05, 2011, 11:38:51 PM » Appunti bellissimi di July san!! Scritti subito dopo aver seguito il mio corsetto. Brava Js!!
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Tesine / Caricamento tesine« on: May 17, 2011, 01:04:41 AM »Quote from: Enrica;19562 Buongiorno professore, sono Enrica Natta, ho caricato sul sito la nostra tesina "I nuovi mezzi di comunicazione", che è presente nell'elenco delle "tesine studenti" (anche se le immagini che ho caricato ancora non sono state inserite), ma probabilmente è successo qualcosa perchè dal suo elenco dei punteggi delle tesine abbiamo 0 per il web! Putroppo non ci sono immagini e non si può neanche scaricare il pdf. Potete sistemare? 19
Task specifici per Clinica / Rorschach con Pralp3 su Vista e Windows 7!!!« on: May 17, 2011, 12:48:15 AM »
Rorschach Pralp 3 su Vista e Windows 7. Su alcune versioni di Vista e 7 forse è possibile!
Scaricare il file, decomprimetelo e vi comparirà una cartella in cui c'è il setup. NON cliccate su setup ma andate nella cartella support e cliccate sul file Pralp2002. Se non funziona, potete provare a scaricare e ad installare Microsoft Access Runtime da questo sito: http://www.microsoft.com/downloads/it-it/details.aspx?FamilyID=57A350CD-5250-4DF6-BFD1-6CED700A6715 20
Task specifici per Clinica / Come installare il programma« on: May 15, 2011, 01:43:38 AM »
Il programma purtroppo funziona solo su Windows XP.
Per scaricarlo cliccare qui. Il file è un .rar ed occorre aver installato winrar per scompattare il file e generare la cartella di installazione. Per qualsiasi chiarimento o domanda scrivete sotto. 21
Riforma Gelmini / Interesse email sul DDL Gelmini« on: November 24, 2010, 04:22:17 PM »
Alcuni utenti stanno chiedendo di essere cancellati dalla mailing list No-Gelmini. Il seguente sondaggio serve a capire meglio le motivazioni.
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Società / Quoto Vane« on: July 03, 2010, 10:55:39 PM »
Quoto Vane in tutto e soprattutto sul fatto che la legge non passerà mai perchè non ci sono i soldi. Magari faranno fare dei corsi all'acqua di rosa ai medici di base e li trasformeranno anche in psicologi di base... cosa che già fanno. Se uno va dal medico di base dicendo che è spesso ansioso, il medico gli da il Lexotan e gli dice di riposarsi un pò. Non gli viene proprio in mente di inviarlo ad uno psicologo... al più, se la cosa è grave, ad uno psichiatra.
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Fisica / Incontro Delucidazioni Al Poli...« on: January 19, 2010, 08:57:16 PM »
Va bene giovedì 21 alle 16.30 davanti all'ingresso principale del Poli.
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Psicobiologia del comportamento / Seminari per psicobiologi« on: December 04, 2009, 09:21:44 PM »
Io sto in Italia da Gennaio ad Aprile quindi cerchiamo di fare i seminari in questi mesi..... che ci frega di Maha? :naughty:
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Report collettivi / 25-11-2009« on: November 27, 2009, 04:59:33 AM »
Per quanto riguarda i tirocini c'è poco da fare se non paliativi come aggiornare il sito. La coperta è corta. Servono altre sedi di tirocinio e i soldi per accreditarle non ci sono.
Se non escono i soldi, o si riduce il numero di studenti (numero ancora più chiuso) o si riducono le ore necessarie per il tirocinio. Il progetto di Geminiani non l'ho capito. +1 un punto, x 0,5.... c'è qualche numero qua e là ma non si capisce quasi nulla..... Il progetto sui questionari NON è in collaborazione con Miceli e Rossi!!!!!!!!!!!!!!! Loro si sono solo offerti di far somministrare il questionario ai loro corsi. Ufficialmente loro non c'entrano nulla!!!! 26
Organizziamoci ! / Il Dopo Assemblea: discussioni fatte, commenti, considerazioni« on: November 26, 2009, 01:00:10 PM »
Verbale/Report ASSEMBLEA DI FACOLTA' DEL 12/11/2009.
1° blocco: 270 Numero chiuso, rapporto prof./studenti Il rapp. Jacopo introduce la 270, con le relative conseguenze in particolare nella nostra facoltà: colloqui di ingresso e numero programmato alle magistrali. Infatti la 270 prevede che ci sia un preciso numero di professori rispetto a quello degli studenti. Nelle nostre magistrali ci sono circa 9-10 docenti in meno di quanto richiesto dalla legge: 70 anziché 80. Facendo le dovute proporzioni, 100/150 studenti sono attualmente di troppo nei corsi di laurea di secondo livello. In tal senso diventa obbligatorio inserire il numero chiuso in quanto la legge 133, riducendo il turn over e tagliando i fondi agli atenei, non permette in pratica di assumere nuovi docenti e, quindi, di correggere il rapporto. Per non finire nella “lista nera” non si può che diminuire il numero di studenti attraverso numeri chiusi o simili. Programmazione A tal proposito interviene il preside Rossi; egli sostiene che il problema non sia solo il rapporto prof./studenti ma che si debba anche considerare la programmazione: la facoltà dovrebbe sapere prima quanti studenti ci saranno l'anno successivo per programmare i corsi, considerate le poche risorse economiche. Senza un numero chiuso diventa difficile prevedere il numero di studenti dell'anno successivo e, di conseguenza, diventa difficile preparare l'anno accademico e i vari corsi. Ruolo dell'università Segue l'intervento del rapp. Nicola sul significato della parola "università" e sul compito della stessa rispetto allo studente, su come essa deve essere intesa: non è sufficiente che dia competenze e conoscenze; deve bensì formare, far maturare un senso critico e una sorta di autonomia e indipendenza culturale/intellettuale, aldilà delle semplici conoscenze teoriche. Altri interventi Uno studente: “Certo, è giusto che tutti entrino alle magistrali, ma come?”. Una studentessa: “Il numero chiuso triennale non è abbastanza severo, mi viene da pensare che sia per questo motivo che siamo poi in troppi alle magistrali”. A tal proposito interviene Stefano sottolineando che l'affollamento alle magistrali è causato soprattutto da studenti provenienti da facoltà di psicologia di altri atenei, non dai triennalisti della nostra facoltà. Una studentessa: “Un triennalista che si è laureato a Torino dovrebbe comunque avere la precedenza su un triennalista di altre facoltà e atenei”. Un altro studente: “Su che competenze ci valutereste per l'accesso alle magistrali? Abbiamo tutti ricevuto una preparazione diversa a seconda dell'ateneo di provenienza”. Il preside Rossi riferisce poi alcuni dati e numeri: Per i corsi triennali (1° canale) dovrebbero esserci 4 professori per ogni annualità, per i corsi magistrali (2° canale) 3 docenti per ogni annualità. Ruolo Docente Il prof. Tirassa ampia il discorso parlando della conoscenza e del ruolo del docente come portatore/promotore di questa all'interno di una nazione disinvestita dalla sete e dalla diffusione del sapere: “Il compito è difficile, molto dipende dal senso critico dello studente, al più posso spostare l'orientamento politico di 10 persone, ma poi, che altro fare?”. 2° Blocco: Riforma Universitaria 160 Stefano illustra i punti centrali del disegno di legge sottolineando che: “Dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. In generale la riforma rende impraticabile la transizione al nuovo regime di reclutamento ed avanzamento di carriera, con drammatiche conseguenze proprio sui ricercatori e aspiranti ricercatori, oggi precari. La riduzione del numero delle sedi decentrate si tradurrebbe in un pesante attacco al diritto allo studio, in mancanza di adeguati investimenti per favorire la mobilità degli studenti, e li lascerebbe alla mercé dello strozzinaggio del mercato degli affitti Altro elemento critico, stavolta interno al ddl, sono le norme sulle forme di governo centrale dell'Università (governance) con pulsioni dirigiste e tecnocratiche; i tagli al FFO spingerebbero gli Atenei a barattare la loro autonomia concedendo posti nel Consiglio d’Amministrazione, unico centro decisionale, ai finanziatori esterni. Inoltre, il poco potere residuo interno agli Atenei sarebbe esclusivamente nelle mani dei professori ordinari, essendo i prof. associati e ricercatori del tutto esclusi dalle decisioni riguardanti il personale. Vediamo con precisione le modifiche più rilevanti dei vari organi Rettore Con la riforme potrebbe essere anche esterno all'ateneo in questione (un prof. friulano a Torino, o un prof. milanese a Bari). Inoltre, rispetto ad ora, dovrebbe avere più competenze “manageriali”, dovrà possedere “comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore universitario, della ricerca o delle istituzioni culturali”.Proporrà il “documento di programmazione strategica triennale di ateneo”, il bilancio di previsione annuale e triennale. CDA - Oggi: Si occupa della gestione economica e del personale tecnico-amministrativo, in attuazione degli indirizzi programmatici del Senato Accademico; è composto da 15 membri: il Rettore, il Direttore Amministrativo, tre studenti eletti, un rappresentante del Governo e uno della Regione, altri otto membri eletti dal Senato Accademico con adeguate competenze gestionali. - In futuro: Composizione: 11 componenti al massimo compreso il Rettore; Almeno il 40% dei membri dovrà essere esterno all’Ateneo (privati?). Ovvero almeno 5. Restano 5 consiglieri, di cui uno o due saranno studenti eletti. Le modalità della loro designazione restano a discrezione dello Statuto. Con l'ingresso dei privati (al 40%: rettore + 5 esterni scelta da chi?, + 5 interni) nel Cda l'università potrebbe diventare una vera e propria azienda, con le relative conseguenze. Competenze: il Consiglio d’Amministrazione mantiene tutte le attuali competenze sulle questioni finanziarie. Acquisirà il potere di gestione e programmazione (blocco del turn-over e scarsità di fondi permettendo) su tutto il personale (docenti e ricercatori inclusi), avrà il potere di decidere l’attivazione o la soppressione dei Corsi di Laurea e delle Sedi. Ma soprattutto deciderà l’indirizzo strategico dell’Ateneo. Sarebbe responsabile delle linee politiche dell'ateneo (decisione e attuazione), oltre che della gestione economica; avrebbe più poteri del senato accademico. Da notare come la gestione economica, politica e decisionale dell'ateneo sarebbe in sole 11 mane, senza trasparenza o organi di controllo. Senato Accademico - Oggi: è l'organo politico che decide le linee programmatiche dell'ateneo: dove dirigere le risorse, programmazione e progettazione della didattica e della ricerca, decisione apertura/chiusura corsi di laurea e obiettivi. Stabilisce i criteri cui il Cda deve attenersi nello svolgimento delle proprie prerogative e ne giudica i risultati. Tutte queste mansioni, con la riforma 160, finiranno nelle mani del Cda. - In futuro: passerà da 42 a 35 membri, perderà qualsiasi responsabilità e potere decisionale; potrà infatti fare proposte e esprimere pareri, perdendo ogni tipo di licenza esecutiva. Approverà i regolamenti didattici solo dopo aver ricevuto parere positivo del Consiglio d’Amministrazione. Dipartimenti e facoltà - Oggi: il dipartimento si occupa della ricerca, la facoltà della didattica. Le facoltà sono il luogo di discussione per eccellenza, tra gli organi dell’Ateneo. I consigli di facoltà sono l'occasione principale di confronto per tutti i professori, i ricercatori e le rappresentanze studentesche. - In futuro: scompaiono in concreto le facoltà che dovranno svolgere solo ruoli di coordinamento, sparisce il CDF, nasce il direttivo (composto dai Direttori di Dipartimento, una rappresentanza studentesca, un Coordinatore di Corso di Studio). Il dip. si occuperà anche di didattica. Fondi di Merito E’ istituito un Fondo speciale per il merito “finalizzato a promuovere l’eccellenza e il merito fra gli studenti mediante prove nazionali standard”. Il Fondo è destinato a: erogare borse di studio; fornire buoni studio che prevedano una quota da restituire al termine degli studi, determinata in base ai risultati accademici conseguiti; garantire prestiti d’onore. Tali fondi, non potendo provenire dalle casse pubbliche (come specificato dalla riforma), coincideranno con donazioni di enti privati. Tutte le modalità e i criteri di selezione, erogazione, rimborso verranno decisi per decreto dal ministro, ma anche dai finanziatori del fondo, che potranno vincolare i loro contributi. Reclutamento - Oggi: L’aspirante ricercatore, una volta finito il dottorato, ha davanti a sé un periodo di precariato di durata indeterminata. In questo periodo può percepire un assegno di ricerca, o altre forme di borse e/o contratti. L’ingresso nella docenza a tempo indeterminato avviene nella figura del ricercatore universitario. Il concorso è pubblico e avviene sulla base del curriculum e delle pubblicazioni. I ricercatori universitari sono sottoposti ad un periodo di prova per la durata di tre anni. Per essere confermato, il ricercatore deve redigere una relazione sull'attività scientifica e didattica e sottoporla all’approvazione di una commissione (facoltà, dipartimento e esterni). Per diventare professore associato bisogna partecipare a un altro concorso pubblico aperto a tutti (anche ai non ricercatori), bandito a livello locale. Per gli ordinari la procedura è simile, ma il concorso è per soli titoli. - In futuro: A partire dall’entrata in vigore della nuova legge non sarà più possibile bandire nuovi posti per ricercatore a tempo indeterminato. Si potranno bandire solo posti a tempo determinato, con contratti di tre anni, rinnovabili una volta soltanto. I contratti verranno banditi sia dagli Atenei che a livello nazionale. Per questi ultimi si dovrà presentare un progetto di ricerca: in caso di successo si potrà scegliere la sede in cui andare a svolgerlo, ma i fondi necessari non sono garantiti. Per entrare nel ruolo di professore associato (a T.I.) sarà necessario conseguire un’idoneità a livello nazionale. Se il ricercatore a TD consegue l’idoneità entro la scadenza del secondo triennio potrà venire chiamato come professore associato ma gli Atenei non sono obbligati a garantire che ci siano le risorse necessarie per la chiamata. Valutazione Nella riforma è prevista l'introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche; stante l’invarianza della somma totale, questo comporta sottrazione di fondi agli atenei meno “performanti”. E' prevista la valorizzazione e qualificazione delle attività didattiche e di ricerca del personale accademico, con valutazione dei risultati conseguiti; l'introduzione di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei e la stesura di una relazione triennale sul complesso delle attività didattiche, di ricerca e gestionali svolte. Inoltre: “Attribuzione di una quota del FFO delle università correlata alla produzione scientifica dei professori successiva al loro inquadramento in ruolo, al grado di internazionalizzazione del corpo docente”. Infine: “Abolizione del periodo di straordinariato e di conferma”, ma si prevede anche: “Eliminazione delle procedure di ricostruzione di carriera”; “Rivalutazione del trattamento iniziale di stipendio”. Visto che la rimodulazione è “senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”, chi paga? In Sostanza.. Si insiste molto su “semplificazione, efficienza, efficacia”. Il raggiungimento di questi obiettivi rientrerà anche nella ripartizione dei fondi statali tra le università. Di fatto l’organizzazione proposta (molti poteri a Rettore e Cda, semplificazione interna e ruolo secondario della discussione politica e di indirizzo) avvicina la gestione delle università a quella di “aziende di produzione del sapere”. In quest’ottica, gli spazi di democrazia istituzionale si riducono. Interventi: Alla termine della presentazione esordisce il dott. Tamietto: “Alla fin fine questa riforma è abbastanza imprecisa, ma per il resto se il potere è concentrato nel cda o nel senato accademico, cambia poco, solo il contenitore, ovvero c'è solo uno spostamento del potere dal senato al cda” (a tal proposito si veda più avanti la replica della dott.ssa Fedi). Interviene il Prof. Roccato: “In realtà l'ateneo oltre a non ricevere più fondi, dovrà inserire nel bilancio delle nuove spese (relative a elaborazione di dati riguardanti la valutazione) che prima erano a carico dello stato e del pubblico, l'università dovrà sborsare quindi più soldi, in aggiunta al fatto che non li riceverà più”. E poi: “la valutazione del virtuosismo universitario verrà effettuata sugli atenei e non sulle facoltà singolarmente, si fa quindi un unico calderone non considerando che ci sono facoltà più o meno virtuose all'interno dello stesso ateneo”. Il prof. Adenzato ricorda: “Ci sarà un'intrusione ministeriale anticostituzionale all'interno della commissione della revisione dei conti. Il presidente di tale commissione sarà scelto direttamente dal ministero”. Parla poi Nicola chiedendo al prof. Tarassi e agli altri che tipo di azione sarebbero disposti a fare contro il sistema. “Tirassa, lei si dimetterebbe?”, chiede Nicola. Segue la risposta del professore: “Dimettersi sarebbe inutile, piuttosto si potrebbe usare il metodo di “occultare” le referenze (proposta di non citare l'ateneo di appartenenza accanto al proprio nome sulle pubblicazioni), ma dubito che tutti i professori italiani sarebbero disposti a farlo. Se fossimo in pochi si recherebbe solo danno al rispettivo ateneo di appartenenza”. Interviene poi uno studente (Antonio Caiazzo? Ricercatore di medicina? ) che dice: “Occorre più qualità per combattere i modelli attuali, precostituiti, dobbiamo proporre modelli alternativi, basati su nuovi valori”.Successivamente scade in un arringa contro le manifestazioni in generale, scambiando il collettivo per un gruppo della sinistra più sovversiva. Segue l'intervento della rapp. Elisa in riferimento al discorso sulla qualità: “Se il governo ci mette davanti alla scelta obbligata qualità o quantità, dobbiamo trovare una maniera di sottrarcene perchè la qualità che intende il governo, nella riforma, non è lo stesso tipo di qualità che intendo io; è per questo che non mi sentirei soddisfatta neanche a valorizzare solo la qualità”. In particolare il riferimento era ai criteri di qualità a cui sembra ispirarsi il governo (criteri di tipo aziendalistico, di efficacia numerica), diversi da quelli auspicati dagli studenti (incontro di saperi che possa essere libero ed innovativo). Nasce poi una discussione sulle tasse fra il preside Rossi, Jacopo e il prof. Tirassa che dice: “In settima fascia ci sono solo i non evasori, non avete ottenuto altro che un atto simbolico”, riferendosi ai risultati delle lotte politiche dei SI (Studenti Indipendenti)in senato accademico, a proposito del possibile indiscriminato aumento delle tasse. A tal proposito interviene la dott.ssa Fedi che, oltre a replicare Tirassa (“Anche gli atti simbolici dovrebbero avere un significato”, riferendosi al discorso tasse), sostiene collettivo e rappresentanza affermando che gli studenti stanno andando nella giusta direzione. Replica anche all'intervento precedente del dott. Tamietto: “Fra cda e senato accademico cambia eccome: il primo è composto da poche persone, l'altro da oltre 40. Tra l'altro il s.a. è elettivo. Il cda solo in parte e ancora meno lo sarà in futuro”. Infine il rapp. Gabriele R. e il preside Rossi discutono sul significato della ricerca e sulla sua utilità. Il primo sostiene che in parte la ricerca sia per pochi e che il target delle pubblicazioni sia limitato ai soli “addetti ai lavoratori”, così da rendere la ricerca quasi fine a se stessa. Il preside sottolinea invece che la ricerca, oltre ad avere evidenti conseguenze pratiche su tutti i campi (benefici vari, qualità della vita, etc), crea e contribuisce allo sviluppo dell'interfaccia culturale di una determinata società. 3° Blocco: Biblioteca Silvia ci illustra le problematiche relative ai contratti dei cooperativisti (Chiara) e, di conseguenza, del possibile calo qualitativo della biblioteca Kiesow. Interviene a tal proposito un cooperativista, bibliotecario del DAMS, giunto all'assemblea con due colleghi: dopo aver narrato la grave situazione in cui si trovano, egli sottolinea l'importanza della protesta come espressione dei diritti dell'individuo e della democrazia più alta (è democrazia scendere in piazza, non terrorismo di massa). 27
Organizziamoci ! / Il Dopo Assemblea: discussioni fatte, commenti, considerazioni« on: November 26, 2009, 01:41:43 AM »
Secondo me sì! Altrimenti perchè Gabriele l'avrebbe riorganizzato così bene? Non bisognava anche farlo visionare ai docenti e ai ricercatori?
Questo è il mio parere. 28
Mercatino / Testo di psicologia fisiologica« on: November 19, 2009, 02:42:03 AM »
Io ho questo libro, però il libro è a Torino e io sono a Dublino. Sono passati parecchi anni da quell'esame che non so quali siano le regole d'esame ora. Io preparai, dalle slide, dagli appunti, dalle registrazioni e diedi solo un rapidissimo sguardo al libro.
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Organizziamoci ! / Dal Coordinamento Nazionale Precari della Ricerca« on: November 15, 2009, 05:31:45 PM »
A tutto il Personale
Riprendere la parola, rilanciare il movimento Appello per un'assemblea nazionale a Roma a “La Sapienza” venerdì 20 Novembre Il Disegno di legge per la riforma dell'Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E' passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell'università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell'Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell'autunno del 2005. La forza dell'Onda ha in buona parte fermato l'iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell'approvazione del Dl 137 sulla scuola – 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l'università), ma non è riuscito ad ottenere l'annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l'università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l'offensiva. Il Ddl colpisce a morte l'università pubblica, riorganizzandola a partire dall'insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d'onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni. Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un'abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente “meritocratici” ma in realtà profondamente opachi , i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI. Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell'università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure “stabili” sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all'infinito. È chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell'università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un'università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione. Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l’università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell’economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell’1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un'agenda di lotte condivise. Un'agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l'università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare. A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un'esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 14 presso la Sapienza un'assemblea nazionale con il seguente ordine del giorno: 1. Analisi del Ddl 2. Piattaforma delle rivendicazioni 3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali Con questo appello riteniamo fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e i precari della scuola. Laboratori Precari - Rete dei dottorandi e ricercatori precari delle Università di Roma http://laboratoriprecari.blogspot.com Coordinamento Nazionale Precari della Ricerca- Flc Cgil 30
Organizziamoci ! / http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/finanziaria-2009/fondi-ricerca/fond« on: November 13, 2009, 10:45:03 PM »
La somma era destinata all'assunzione di 4200 giovani nelle università
Ma al Senato l'emendamento, bocciato in commissione, è diventato 'ordine del giorno' La denuncia dei ricercatori "80 milioni spariti dalla Finanziaria" Ghizzoni (Pd): "Messi in discussione fondi già stanziati nel 2007" L'Associazione Precari: "E' l'ultimo colpo di mano, dopo anni di blocco dei concorsi" di ROSARIA AMATO La denuncia dei ricercatori "80 milioni spariti dalla Finanziaria" ROMA - Sono finiti nel nulla 80 milioni destinati all'assunzione a tempo indeterminato di 4200 ricercatori universitari. La denuncia è dell'Osservatorio della Ricerca, un gruppo trasversale di scienziati e ricercatori italiani. Il rischio che la somma, stanziata dalla Finanziaria 2007 ma "vincolata" a un successivo provvedimento, svanisse nel nulla si è concretizzato quando l'emendamento presentato in Aula al Senato (e a suo tempo bocciato in commissione Bilancio a Palazzo Madama, che ha appena approvato il provvedimento in via definitiva) è diventato un semplice "ordine del giorno". Niente fondi per le assunzioni. A quel punto i ricercatori hanno perso le ultime speranze: "Siamo di fronte alla ormai quasi certa perdita di fondi per le assunzioni - denuncia il coordinatore dell'Osservatorio, Rino Falcone, del Cnr - fondi già stanziati che andranno in economia. Sappiamo quanto sia complicato recuperare risorse per questo settore, e come tutti i politici sensibili ai temi della consocenza si lamentino delle difficoltà di farle uscire dal bilancio dello Stato. Qui le risorse ci sono già e si decide di non allocarle!". L'emendamento trasformato in ordine del giorno. "L'emendamento presentato dal presidente della commissione Cultura, Antonio Possa (Pdl) - spiega Antonio Rusconi, presidente dei senatori Pd all'interno della commissione - era frutto di un'iniziativa comune. Quando si è andati a votare, Possa è stato costretto a togliere la firma, mentre il secondo firmatario Sciutti, capogruppo Pdl in commissione Cultura, ha chiesto che l'emendamento venisse trasformato in ordine del giorno. Una decisione che ha un solo significato: questo Paese non investe nella ricerca, e i fondi che vi vengono destinati sono fonti di saccheggio di risorse anziché d'investimento". Il rischio del trasferimento dei fondi. Che i fondi rischino veramente di essere trasferiti dal bilancio del ministero dell'Istruzione a un altro bilancio, considerato di maggiore urgenza o importanza, è più di un sospetto anche per Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, che già alcune settimane fa ha presentato un'interrogazione al governo, chiedendo quando e come s'intende sbloccare gli 80 milioni stanziati tre anni fa. "Dalla risposta del sottosegretario Pizza - dice Ghizzoni - è emersa la possibilità di "procedere in via amministrativa" per l'utilizzo della somma in questione. Mi auguro che sia così, perché noi temiamo invece che si voglia anticipare in qualche modo la legge Gelmini, che prevede la scomparsa del ricercatore di ruolo. Quando la legge entrerà in vigore ci saranno solo ricercatori assunti a tempo determinato. Così si stanno infliggendo nuovi tagli, coerenti solo con l'idea della Gelmini di ricercatori precari a vita''. "I 40enni già all'estero, ai 30enni non resta che andar via". "Se non si procederà con le nuove assunzioni, si salterà ancora una generazione - denuncia Daniele Archibuti, ricercatore del Cnr e professore alla Sapienza di Roma e all'Università di Londra - quella dei quarantenni è già tutta all'estero. Anche a quella dei trentenni non rimarrà che partire. Questo significa che se anche in futuro si dovesse tornare ad assumere nelle università italiane, nessuno passerà ai nuovi ricercatori conoscenze aggiornate. Questa generazione passerà al prepensionamento prima ancora dell'assunzione". Atenei, niente assunzioni e niente stipendi. Gli 80 milioni stanziati dalla Finanziaria nel 2007 facevano parte di un finanziamento più ampio triennale: 20 milioni per il primo anno, 40 per il secondo, 80 per il terzo. La terza tranche era più sostanziosa perché sarebbe servita al pagamento degli stipendi anche dei ricercatori assunti con i due concorsi precedenti. Il che significa che se i fondi dovessero essere "stornati", per gli atenei ci sarebbe un doppio problema: oltre alle mancate nuove assunzioni, bisognerebbe anche far fronte agli stipendi dei neoassunti e verrebbero a mancare le risorse necessarie. I precari: "Vicenda assurda". "Questa dei posti da ricercatore è una vicenda assurda: - denuncia Francesco Cerisoli, presidente dell'Associazione Precari della Ricerca-APRI - il ministro Gelmini è incredibilmente latitante rispetto a questo 'colpo di mano' e se anche alla Camera si confermerà questo orientamento, il ministro infliggerà l'ultimo colpo a migliaia di ricercatori, dopo anni di blocco dei concorsi. Alla faccia del ricambio generazionale che hanno più volte sbandierato". "Il governo non li sbloccherà". "Questi finanziamenti hanno bisogno di un provvedimento particolare di sblocco - spiega ancora Ghizzoni - perché erano originariamente vincolati all'emissione di un decreto che avrebbe dovuto stabilire nuove norme di trasparenza e imparzialità per i concorsi. Tale decreto è stato bocciato dalla Corte dei Conti, e quindi è necessaria ogni anno una norma speciale che permetta di spendere questi soldi, già nel bilancio del Miur. A questo punto l'unica soluzione possibile sarebbe che il governo stabilisse ufficialmente che la legge Gelmini si sostituisce al provvedimento bloccato nel 2007, sbloccando automaticamente quest'ultima tranche di 80 milioni. Ma dubito che il governo lo farà". |